“Amore e inganni”: sesso, denaro e buone maniere all’ombra di Jane Austen

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La critica internazionale l’ha liquidato come un capolavoro, il pubblico è uscito appagato dalla sala, Kate Beckinsale nei panni di un’eroina malvagia e scandalosa fa faville, le fan della scrittrice inglese non si sono sentite tradite a dover ammettere che sesso e denaro sono i veri motori delle trame di Jane Austen, e che le buone maniere sono solo un mezzo per raggiungerli più facilmente; e i peggio disposti verso le opere della stessa hanno apprezzato l’ironia che pervade il film che si risolve in una commedia “diabolicamente spassosa”. “Amore e inganni” di Whit Stillman sarà da giovedì 11 anche nelle sale italiane, con queste premesse, un “finalmente” è d’obbligo. In contemporanea il libro di Stillman che riscrive una novella della Austen uscita postuma e poco nota come Lady Susan, sarà in libreria per Neri Pozza.

Lady Susan Vernon (Kate Beckinsale) è una bella madre single nell’Inghilterra del 1790. Da poco vedova Lady Susan non ha soldi ed è senza marito, ma questi sono solo piccoli inconvenienti per chi come lei persegue la ricchezza, lo status e la soddisfazione sessuale.

IL LIBRO – Deliziosi capelli biondi, delicati occhi grigi e ciglia nerissime, Lady Susan Vernon dimostra non più di venticinque anni, sebbene in effetti ne abbia dieci di più. Il suo contegno è del tutto adorabile e la sua voce e le sue maniere garbate e seducenti. E poi possiede l’incantevole qualità di apparire quasi sempre di ottimo umore, quali che siano le circostanze. Tuttavia c’è chi la giudica impertinente e presuntuosa e sostiene che la condotta da lei tenuta nel cercare marito per la figlia Frederica non si limiti affatto al fare civettuolo in uso nella buona società. Si sussurra che abbia addirittura trascurato il defunto consorte e incoraggiato altri uomini in passato, e stia ora cercando un marito, preferibilmente molto ricco, perfino per se stessa. Per questo, mentre il mondo grida allo scandalo, lady Susan decide di cambiare strategia e senza preavviso alcuno si presenta a Parklands, dimora di suo cognato, capostipite dell’illustre famiglia DeCourcy. Una residenza rinomata per la straordinaria bellezza della sua facciata palladiana e per il contegno non certo esemplare del suo casato. Qui, nella quiete e nel lusso di un’antica dimora, lontana dalle voci maligne che circolano sul suo conto, Lady Susan intende cercare una nuova via che conduca lei e la giovane Frederica all’agognato altare.
Giunto a noi per la prima volta nel 1784, grazie alla penna di una giovane Jane Austen, questa storia ci viene ora raccontata dal nipote di James Martin e della stessa Lady Vernon, Rufus Martin. Inorridito dal modo in cui quell’«autrice zitella, famigerata per le sue narrazioni vergate con penna intinta nel veleno e celate sotto la veste d’agnello dell’Anonimato» ha trattato la figura di sua zia, Rufus si assume quale sacro obbligo il compito di convincere il mondo intero della probità delle intenzioni di Lady Susan. Dal suo puntiglioso resoconto emerge il quadro di una gentildonna moralmente retta, benché scandalosamente attraente e civettuola, che si adopera per il bene della figlia e dell’intera comunità, in netto contrasto con l’epistolario austeniano, posto in calce a questo romanzo.

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