Gli impressionisti a Treviso

Spread the love

olio su tela, cm 65 x 54 Zurigo, Fondazione Collezione E. G. BŸhrle

Storie dell’Impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin. Treviso, Museo di Santa Caterina. Fino al 17 aprile 2017
Mostra ideata e curata da Marco Goldin

Marco Goldin è il primo protagonista di questa mostra. Il critico e curatore che con la sua società Linea d’ombra ha collezionato in 20 anni record su record, è anche (o soprattutto dicono gli antagonisti) un autentico mago della comunicazione. Le sua mostre collezionano sempre grandi numeri, muovono centinaia di migliaia di visitatori e non passano mai inosservate. D’altronde, come possono 140 opere impressioniste passare sotto silenzio? Tante, quasi tutti dipinti, sono le opere opere in mostra al museo di Treviso, la previsione è l’ennesimo grande successo di pubblico, la constatazione obbligatoria è i grandi artisti impressionisti e post impressionisti siano ormai le uniche icone “pop” dell’arte. Dove la realtà è che dopo di loro, nel perdere immediatezza, l’arte figurativa abbia perso anche gli occhi della gente comune. Ancora una mostra sull’Impressionismo? Cosa potrà aggiungere alla conoscenza di quei 50 anni che cambiarono per sempre la storia dell’arte? Nulla, quello di Treviso è semplicemente uno show (sia detto senza intento di sminuire) e come tale è destinato a superare i filtri della ragione per arrivare direttamente all’emozione. Il concetto espositivo attraversa il prima, il dopo e il contemporaneo del movimento impressionista, in un viaggio in sei sezioni che va dalla metà dell’800 ai primissimi anni del ’900. Un precursore come Ingres, gli accademismi degli artisti del Salon a fare da contrappunto alla rivoluzione impressionista, i suoi sviluppi con Van Goh, Gauguin ma anche con gli stessi Monet e Cezanne, ormai considerati a tutti gli effetti i veri precursori dell’astrattismo novecentesco: uno – Monet – virando negli ultimi anni verso la dissoluzione della forma (informale), l’altro – Cezanne – esasperando spazi e volumi (cubismo). E proprio all’ultimo Monet e all’ultimo Cézanne, non a caso è dedicato il capitolo finale della mostra.

«Ma in questa sorta di grande tavola sinottica di un’epoca entreranno in gioco anche l’appena nata fotografia, soprattutto nell’ambito del paesaggio che rievoca il mare o la foresta di Fontainebleau − luoghi comuni di indagine e ancora una volta puntualmente accanto ad alcuni dipinti − e poi le celeberrime incisioni a colori su legno di Hiroshige e Hokusai. La mostra ha quindi anche un suo lato di stringente carattere storico, tale da collocare le figure e le opere nel contesto dell’epoca. E con tutta l’evidenza possibile non sarà solo una sequenza di opere pur bellissime e di capolavori, ma giungerà al termine di tanti anni di analisi proprio da Goldin dedicate alla pittura francese del XIX secolo», chiosa la presentazione. (A.D)

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *