Inferno e gli altri, ovvero quando il film non rispecchia (o rispetta) il libro

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Una doverosa avvertenza: in questo articolo si parlerà del finale di Inferno senza raccontarlo. E purtuttavia, chi ha già letto l’omonimo libro di Dan Brown da cui il film di Ron Howard è tratto e non ha ancora visto quest’ultimo finirà inevitabilmente per conoscerlo in anticipo. Ergo, continuate a leggere a vostro rischio e pericolo.

Dunque. Succede che a volte i film tratti da best seller siano una loro manipolazione e niente più. È il caso di Inferno, ma prima ancora di Angeli e demoni. Il Codice Da Vinci, prima delle opere di Dan Brown ad essere trasposta sul grande schermo con l’accoppiata Ron Howard alla regia e Tom Hanks nei panni del professor Robert Langdon, era abbastanza fedele al libro seppur con parecchie “licenze” nella sceneggiatura. Angeli e demoni (che in realtà Dan Brown scrisse prima de Il Codice da Vinci, ma che ebbe successo solo dopo che il secondo divenne un fenomeno mondiale) era invece un massacro: storia stravolta, finale pesantemente riscritto e la sensazione di aver visto qualcosa di nettamente inferiore al libro, salvato solo dalla meravigliosa ambientazione romana.

Sicché lo spettatore che va al cinema guardingo dopo aver letto Inferno e memore del disastro Angeli e demoni, si ritrovi per il 95% del film a pensare che stavolta sono stati piuttosto fedeli. Quando però inizia la sequenza finale il dubbio si insinua: “Non avranno mica cambiato il finale? Dai, non possono averlo fatto!”. E invece sì: ne hanno avuto il coraggio. La storia finisce in modo diametralmente opposto che nel libro.

Sarebbe da avviare una petizione per mettere al bando registi e sceneggiatori che commettono certe manomissioni. Un altro grande esempio della storia recente del cinema è Il Signore degli anelli: era inevitabile che ampie parti del libro venissero tagliate di netto, altrimenti per rappresentarlo tutto ci sarebbero voluti non tre ma 8 film, ma la brutale eliminazione del penultimo capitolo, quello del ritorno degli hobbit alla Contea, è follia pura, non foss’altro perché Tolkien inserì proprio in ciò che Frodo e compagnia trovano al momento di tornare a casa tutto il vero senso del la sua opera. Passi l’eliminazione di personaggi “minori” come Tom Bombadil, ma tolto quello, tolto tutto. Con buona pace di chi si aspetta, una volta seduto in sala di proiezione, di vedere la stessa storia che ha letto.

 

Luca Manghera

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