Raffaello alla conquista di Mosca

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E’ volato a Mosca, al museo Puskin, l’autoritratto di Raffaello Sanzio, Il dipinto consevato alla Galleria degli Uffizi, uno dei ritratti più celebri del Rinascimento italiano (e non solo perché figurava sulle banconote da 500mila lire) è uno dei pezzi forti della mostra “Raffaello. La poesia del Volto – Opere dalle Gallerie degli Uffizi e da altre collezioni italiane”, promossa dall’Ambasciata d’Italia a Mosca e evento inaugurale dell’accordo, firmato lo scorso 12 luglio, tra il Museo Puškin e le Gallerie degli Uffizi che prevede un’intensa collaborazione tra le due istituzioni culturali.

Attraverso un percorso di straordinaria qualità artistica, l’esposizione, che rimarrà allestita fino all’11 dicembre, presenta per la prima volta al pubblico russo alcune tra le più significative opere di Raffaello, la cui personalità e le cui opere hanno un significato particolare per la cultura russa, come testimoniano le frequenti citazioni dell’artista tra i maggiori autori della sua letteratura, da Puškin a Dostoevskij e Tolstoj fino a scrittori e poeti di tempi più recenti. Un legame letterario che proprio la mostra pone all’evidenza.

La curatela è stata affidata, per la parte italiana, a Marzia Faietti, curatrice del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi, e per la parte russa a Victoria Markova, curatrice di pittura italiana al Museo Puškin, sotto la direzione scientifica del Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt.

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Caratteristica essenziale dell’esposizione è l’interdisciplinarità, segnata dal confronto diretto tra l’opera di Raffaello e quella di autorevoli rappresentanti della Poesia e della Letteratura, sia italiana che russa. Autori quali Vasari, Castiglione, Aretino, Bembo, Dostoevskij e Puškin accompagneranno le opere del Maestro Urbinate nel percorso della mostra con descrizioni, testimonianze e richiami.

Lungo il percorso una sfilata di opere iconiche, al di là dell’Autoritratto degli Uffizi: la Madonna del Granduca, proveniente dalla Galleria Palatina e tanto amata dal Granduca Ferdinando III di Lorena – che la portava con sé anche in viaggio – da prenderne il nome

; la Testa di Angelo, realizzato da un Raffaello diciassettenne e conservata presso la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia; La Muta, proveniente dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, città Natale del Maestro, dove sono evidenti i riferimenti alla Monna Lisa di Leonardo.

I ritratti che l’urbinate raffigurava non erano solo rappresentazione di una fisionomia, ma erano soprattutto l’esibizione di uno status sociale, come nei ritratti della giovane coppia di sposi, Agnolo Doni e Maddalena Strozzi. I ritratti, che non lasciano Firenze dal 1930, sottolineano la ricchezza di questa famiglia appartenente all’alta borghesia fiorentina.

La muta poesia dei singoli volti dipinti dal Maestro è quindi indagata nella mostra in una sequela di dipinti e disegni, mentre la scena di composizione sacra, Estasi di Santa Cecilia, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, pone i volti in relazione intima tra loro, facendone emergere la complessità e ispirandosi al dinamismo narrativo e all’isolata bellezza statuaria delle figure dall’antico. L’opera, una delle predilette dai Carracci e da Guido Reni, è riconosciuta come archetipo dell’immagine della Santa Patrona della musica, da qui la presenza degli strumenti musicali ai suoi piedi, e mostra un’estasi della visione ricca di significati neoplatonici.

Nei disegni Raffaello utilizza come media la pietra nera, la penna e l’inchiostro, con una scelta cromatica che consente il chiaroscuro con cui modella le figure. Ne è un esempio lo studio per la Madonna del Granduca, in cui il segno leggero in pietra nera delinea i soggetti rappresentati e dove sono evidenti i richiami a Leonardo.

In catalogo i saggi del Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, delle due curatrici della mostra e della professoressa Lina Bolzoni della Scuola Normale Superiore di Pisa, massima esperta del legame tra Poesia e Ritratto nel Rinascimento. Il catalogo contiene infine un’antologia di poesie italiane legate ai temi del volto, selezionate del periodo compreso tra il 1506 e il 1556, alcune delle quali dovute a letterati e poeti amici di Raffaello.

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