The West World: Recensione

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E’ la serie evento della stagione presentata da Hbo e trasmessa da Sky Atlantic (per ora in versione originale e sottotitolata in italiano), scritta da . Nel cast Anthony Hopkins ed Evan Rachel Wood, solo per citare due dei protagonisti, un impianto narrativo grandioso che emerge già dai primi minuti dell’episodio pilota.  Sembra che siano già state pianificate cinque stagioni della serie, che si dipana per le prime due puntate (tante ne sono state trasmesse per ora) come un puzzle perfetto in cui si incastrano decine di storie e infiniti spunti di riflessione.

La serie nasce dall’idea di base dal film del 1973 “Il mondo dei robot”, scritto e diretto da Michael Crichton, e racconta di un gigantesco parco dei divertimenti, a tema western, in cui i visitatori possono vivere avventure da cowboy e assaporare il divertimento dei saloon, partecipare a sparatorie o ricerche di tesori smarriti. Tutto questo grazie alla presenza di androidi, a immagine e somiglianza dell’uomo, programmati per interpretare personaggi ben definiti con un ruolo proprio dentro le molteplici storie che si vivono all’interno di The West World. Il parco, però, appare da subito come un posto tutt’altro che idilliaco. Gli umani infatti, grazie al principio secondo il quale ai visitatori tutto è concesso, danno sfogo ai propri istinti più bassi, con stupri, sparatorie, omicidi. Una sorta di Paese dei Balocchi che facilmente si trasforma in Gomorra.

Gli androidi subiscono sempre, grazie ai programmi informatici che li guidano. Eppure qualcosa inizia a cambiare, forse un errore di aggiornamento o un bug del sistema. Qualche “attrazione”inizia addirittura ad avere incubi e ricordi delle brutture subite dagli umani.  Alcuni comprendono che qualcosa nella loro realtà non è poi così reale. “Tutti prima o poi si ribellano” è la battuta pronunciata da uno degli scienziati che creano e sorvegliano le attrazioni e forse è una profezia di quanto accadrà. Un po’ come è accaduto a Jurassic Park. In questo caso però gli uomini giocano a fare Dio con androidi che sembrano sempre più simili a loro e, ben guardando, non si capisce più chi sia meno “umano”. A dire il vero per certi aspetti questa serie mi ricorda Blade Runner. E’ ancora presto comunque per comprendere il messaggio della serie tv, che sarà sicuramente da scoprire puntata dopo puntata, a quanto pare, fino al 2020.

Maria Elisa Gualandris

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